Un’idea è verità assoluta?

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Ogni idea che abbiamo deriva dalle esperienze che facciamo nella vita e dal nostro modo di interpretarle. Costituisce quindi l’impalcatura della nostra realtà e diventa una linea guida del nostro modo di pensare, delle nostre azioni e dei nostri risultati.

Cosa succede però se quest’idea ci fa dare interpretazioni “sbagliate” agli eventi della vita?

Come impariamo a creare un’idea?

Neonato nascita di un'idea - Blog Rivista Heisenberg

Da una piccola idea si determina spesso l’andamento di una vita intera. E quella piccola idea magari è nata quando eri molto giovane e inesperto, durante un’esperienza che hai vissuto, visto o elaborato quando eri solo un bambino.

Nasciamo come una tabula rasa, non sappiamo fare quasi nulla.

Dal primo giorno impariamo, minuto dopo minuto, a fare tutto quello che ci serve per sopravvivere: camminare, afferrare oggetti, parlare, fare calcoli sempre più complessi, distinguere le mille sfumature del linguaggio e del comportamento, elaborare scelte e previsioni che determinano il nostro futuro.

Come lo facciamo?

Grazie al nostro cervello, il più potente computer che la natura abbia creato.

Come funziona il cervello?

Nel tuo cervello si trovano circa cento miliardi di neuroni (le cellule specializzate), che si collegano fra loro creando una rete che può raggiungere i 500.000 miliardi di sinapsi. In pratica abbiamo dentro la testa un “circuito elettrico” con più connessioni delle galassie dell’universo, attraverso cui viaggiano miliardi di informazioni al secondo.

A mano a mano che cresciamo diventiamo sempre più bravi a organizzare un’enorme mole di informazioni di base in schemi di interpretazione della realtà sempre più complessi.

come immagazziniamo informazioni e idee

Ma c’è di più.

A differenza di un semplice computer, il nostro cervello ha conquistato con l’evoluzione un vantaggio enorme: riesce a semplificare, cioè fa economia degli elementi necessari per produrre la risposta, ovvero un’idea.

Una volta acquisito il meccanismo, il cervello non ha più bisogno di “riflettere” su quello che deve fare, il suo diventa un processo automatico che avviene a livello inconscio e non ha bisogno di verifica. Quando riceve uno stimolo che associa a una determinata reazione, lo segue senza esitare.

Questo è un meccanismo naturale.

Il problema però non è il meccanismo. È quando questo meccanismo non viene più visto. Quando ti guida senza che tu lo sappia, limitandoti, bloccandoti.

Se ogni tua idea rimane a te oscura, non potrai mai prendere il controllo e modificare quelle che non ti stanno facendo poi così bene.

Il Secondo Principio Quantico afferma: “Tutto quello che so è falso”.

È un concetto espresso in modo forte di proposito.

Infatti, davanti a questa affermazione la mente si ribella e dice che non è vero, che lei le sa le cose… e tutta una serie di altre affermazioni di se stessa. E a questo concetto forte, seguono una serie di risposte inconsce per cercare di tenersi stretti all’idea che si ha della propria realtà.

Con il concetto “Tutto quello che so è falso” non intendo che tutto quello che sai è falso in senso assoluto, ma intendo che tutto quello che sai non è sempre vero, o non è sempre vero per tutti in ogni circostanza.

Infatti spesso quello a cui noi crediamo ciecamente si basa in realtà su esperienze soggettive, su idee personali, su punti vista, su incomprensioni…

punti di vista - un'idea è verità assoluta?

La tua verità non è una verità assoluta per ogni singolo essere vivente, ma è la verità solo in relazione ai tuoi giudizi che la supportano.

Le istruzioni, ovvero le idee che sono state più o meno inconsapevolmente programmate nel tuo cervello, minacciano il tuo libero arbitrio. Decifrare il “linguaggio macchina” del cervello è la chiave per riprogrammarlo a immagine e somiglianza della tua anima.

Il “linguaggio macchina” è quell’atteggiamento del cervello che procede per imitazione, senza porsi ulteriori domande. Fare una cosa solo perché ci è stata insegnata, o perché abbiamo visto qualcun altro farla, non è sempre una buona idea. Ci fa un po’ agire come dei cloni, come delle macchine che non pensano. Da qui il termine “linguaggio macchina”.

So che rendersi conto di questo può provocare una sensazione di incertezza, ed è un bene!

Quella sensazione di incertezza altro non è che spazio, lo spazio che stai facendo affinché le “nuove idee” si possano accomodare e prendere un po’ il posto delle “vecchie”. Stai aprendo la finestra della mente per far respirare i pensieri…

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