Per capire cosa intendo quando parlo di relazione sana, dobbiamo prima fare un passo indietro.
Devi sapere che ci sono due modi di essere in relazione con le altre persone: uno è consapevole, l’altro è inconsapevole.
Uno è guidato dall’amore, l’altro dalla paura.
Uno creerà una relazione sana, l’altro porterà inevitabilmente a una crisi di coppia.
Uno crea gioia e libertà, l’altro sofferenza e prigionia.

Sai riconoscere l’energia di una relazione sana?
Tu sai riconoscere con quale delle due energie stai conducendo la tua relazione, o cerchi di iniziarne una nuova?
Qual è l’energia che ti guida all’interno della relazione? Qual è la spinta che ti porta verso l’altro e ti fa iniziare una storia d’amore?
Se l’energia che ti guida è quella della paura, allora è bene che tu riesca a rallentare, se non addirittura a fermarti e a riflettere su cosa stai attraendo e creando nella tua esistenza.
La paura infatti è l’energia più forte che si contrappone all’energia dell’amore. Quando siamo nella paura è praticamente impossibile costruire una relazione sana.
Anzi, per la precisione, Osho afferma che “la paura è il contrario dell’amore” e che “dove c’è paura non può esserci amore”.
Ma se andiamo in profondità rispetto a queste informazioni così importanti possiamo comprendere molti aspetti che oggi ci sono oscuri e intraprendere così la via della consapevolezza.
Quando Osho dice che “dove c’è paura non c’è amore”, intende dire per prima cosa che se proviamo paura siamo totalmente sconnessi dalla fonte originaria d’amore che si trova dentro di noi.
Scollegandoci da quella fonte infatti, entriamo nello spazio di abbandono, nel quale prima di tutto ci abbandoniamo da soli, o meglio, il nostro “sé adulto”, abbandona il bambino emozionale che alberga dentro di noi e con il quale ci identifichiamo, e quindi non trovando più il nutrimento che deriva dalla connessione con la fonte, si sente totalmente solo e fa esperienza della paura del vuoto e della morte.
E se è da quel punto, dal punto di quella paura, che avviene la spinta verso l’incontro con l’altro, la relazione è destinata a naufragare in una crisi di coppia.
L’altro non è qualcuno con cui condividere uno spazio di gioia, talmente abbondante da essercene per due, ma una zattera a cui aggrapparsi in un mare di solitudine e infelicità, sperando che ci possa far approdare nella terra dell’amore e della gioia, nella quale non ci sentiremo mai più soli e disperati.
Da queste premesse non è possibile costruire una relazione sana.
La vera causa dei litigi e della crisi di coppia
Partendo da questa metafora, è facile comprendere che se io sono già felice e completa incontro l’altro, a sua volta felice e completo, in uno spazio in cui le nostre rispettive felicità incontrandosi non possono che accrescere quanto già stanno provando, entrambi saremo ricchi di doni da elargire all’altro, sebbene nessuno dei due ne sia in richiesta.
Mentre se entrambi ci incontriamo in uno spazio di scarsità e vuoto, di desolazione e paura, e ci illudiamo di trovare ciò che ci manca, sperando che l’altro possa colmarci di doni meravigliosi, di cui però è sprovvisto, perchè a sua volta spera che siamo noi a darli a lui.
Ed entrambi fingiamo di essere chi non siamo, e cioè i “dispensatori di doni” nonostante le nostre mani vuote, tese in richiesta verso l’altro, allora capisci che l’energia che ci muove è davvero destinata, presto o tardi, a manifestarsi.
Sì, perché se c’è una cosa di cui stare certi è che l’energia che scorre sotto le nostre parole, i nostri gesti, le nostre azioni, presto o tardi verrà alla luce e ci porterà a fare i conti con ciò che veramente c’è nel momento presente.
Inoltre, in caso l’altro si allontani da noi, se eravamo già pieni di gioia e di amore prima di incontrarlo, sapremo continuare ad amare noi stessi e il suo distacco, rispettando il fatto che il nostro viaggio sta cambiando forma, e sebbene possa arrecarci dispiacere, non distruggerà la nostra esistenza e non ci sentiremo morire come se fossimo dei bambini piccoli abbandonati dalla madre, no.
Il tipo di energia che caratterizza una relazione sana, infatti, ha moltissimo a che fare con il più alto dei valori che l’essere umano ha bisogno per vivere, che è la libertà.
Senza libertà non c’è amore. E, in una relazione, la libertà negata è il primo figlio della paura della solitudine e dell’abbandono.
Ma è un cane che si morde la coda, un vero e proprio circolo vizioso: più ho paura di essere abbandonata, più negherò la libertà all’altra persona. Più la persona sentirà di non avere libertà, maggiormente cercherà di evadere da quella che percepirà come una prigione soffocante che gli impedisce di trovare al di fuori chissà quali tesori.
Ed ecco che il tutto sfocia in pesanti litigi e in una crisi di coppia.
E i segnali erano lì dal principio, tante azioni che osservate con la giusta consapevolezza dipingevano un quadro inconfondibile.
Sì, perché quando sei prigioniero, la tua mente ti porta in un mondo immaginario e ti fa anelare il momento in cui sarai libero facendoti sognare terre meravigliose e meravigliose avventure.
Tutte cose che quando sei libero in realtà magari non esistono nemmeno! Ma è solo il fatto di “non poterlo fare” che ti porta a desiderare di farlo.
Sì, perché la consapevolezza è l’ingrediente essenziale per ogni relazione sana.
Siamo tutti prigionieri delle nostre menti egoiche e delle loro proiezioni, fino a che non iniziamo a diventare consapevoli di come funzionano e dell’energia che noi stessi forniamo alla mente per diventare disfunzionale.
Faccio un esempio: non di rado accade che quando una coppia si lascia per via di un tradimento, si formi una nuova coppia composta da uno della vecchia coppia e quello che si chiama comunemente “l’amante”.
Ebbene, spesso, queste due persone non hanno molto in comune, a volte nemmeno si sono davvero conosciute o incontrate, perché il loro incontro è avvenuto in uno spazio di non libertà e inclusività, generato da una crisi di coppia, e vissuto perlopiù come qualcosa di proibito e per quello reso interessante dalla mente.
Ma questa nuova coppia prospera quando il terzo, quello lasciato, diviene per così dire “il nemico comune”.
Vuoi perché ci si lascia male, perché ci si accusa a vicenda, o perché ci sono di mezzo i figli e gli alimenti e quindi ci si rivolge agli avvocati.
Insomma per un motivo o per l’altro, la conflittualità che si crea nella coppia che è “scoppiata” diventa la benzina, o meglio il collante che tiene insieme l’altra.
Quando al contrario, la persona lasciata non ha un atteggiamento bellicoso, ma resta in uno spazio di amore e di inclusione e accoglie l’altro nelle sue scelte e lo rende libero di essere chi vuole essere, in breve tempo i ruoli si ribaltano, ed è la nuova coppia a presentare tutte le dinamiche che prima erano della vecchia, mentre la coppia “scoppiata” diviene il territorio di libertà tanto agognato.
Vedete quindi che nulla è predefinito o prestabilito: in una relazione sana tutto dipende da noi, dalla nostra consapevolezza, da come reagiamo, ci comportiamo, comunichiamo con noi stessi e con gli altri.

Superare la paura e aprirsi all’amore
Ma di base, ciò che ci dobbiamo chiedere è: che tipo di qualità di vita desideriamo per noi stessi? Perché avremo ciò che ci impegneremo a creare, a seconda dell’energia che metteremo in gioco.
Questo assunto ha come primo effetto quello di toglierci dal ruolo di vittime, nel caso ci fossimo caduti dentro senza accorgercene.
Infatti, abbiamo sempre la possibilità di cogliere l’occasione per diventare consapevoli.
L’amore è una delle più grandi occasioni di consapevolezza, grazie al fatto che ci scuote così tanto nel profondo da riaprire le nostre ferite emozionali irrisolte e costringerci ad attraversarle.
Più noi facciamo resistenza, più verremo stimolati con forza a compiere l’attraversamento.
Alcuni non ce la fanno, e infatti ripetono in eterno gli stessi schemi: danno la colpa agli altri, si sentono tristi o soli, si sentono vittime degli eventi, si chiudono in se stessi, lasciano questa vita con un senso di incompiutezza che pesa più di un macigno.
L’altro giorno dicevo a mia figlia: “Per fare una bella morte occorre aver fatto una bella vita”.
Non so se l’ho letta da qualche parte e l’ho fatta mia, ma con questa frase intendevo riflettere su quanto dare un senso al nostro passaggio su questa terra sia qualcosa che ci aiuterà a lasciarla con un senso di pace e di tranquillità profondi, con l’accettazione di aver compiuto il nostro cammino, di averlo onorato.
E soprattutto di averlo compreso, di “esserci stati” davvero in ciò che stavamo attraversando.
Noi infatti, non abbiamo paura di morire, ma abbiamo paura di vivere.
E questo va al di la di una relazione sana, di una crisi di coppia o anche dell’ansia da relazione.
Ci fa paura il dolore, la gioia, il rumore, il silenzio, la solitudine, la folla, l’amore, l’odio.
Abbiamo paura di quasi tutto, perché ci sentiamo continuamente minacciati, fragili, frangibili.
Possiamo arrivare anche ad aver paura di una relazione sincera e intima, e sviluppare dell’ansia da relazione.
Ma quando proviamo queste sensazioni, dobbiamo tornare sempre a noi, tornare alla fonte.
Solamente in quel luogo dentro di noi possiamo trovare pace, possiamo trovare amore, possiamo trovare la libertà di vivere senza l’assillo di avere costantemente paura di qualcosa.
E uscire dalla mente è l’unica via. Disidentificarsi dai pensieri, dalle cose da fare, dalle cose da avere… e riconnettersi con ciò che è vero, originale, reale.
Ed è tutto qui per vivere una relazione sana, ma anche una bella vita.
Lucio Battisti, ne “I giardini di Marzo”, cantava:
“Che anno è, che giorno è? Questo è il tempo di vivere con te. Le mie mani come vedi non tremano più. E ho nell’anima, in fondo all’anima cieli immensi e immenso amore e poi ancora, ancora amore, amor per te. Fiumi azzurri e colline e praterie dove corrono dolcissime le mie malinconie. L’universo trova spazio dentro me, ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è”.
Già, il coraggio di vivere, la profonda inalterabile convinzione che ciò che davvero siamo non possa essere toccato.
Come spesso dico e scrivo: è un lavoro “a togliere”.
Togliere strati, togliere identificazione, togliere pensieri, togliere la ragione o il torto, il giusto e lo sbagliato, per arrivare a noi, all’essenza di chi siamo veramente, al testimone silenzioso di tutto ciò che ci attraversa.