Come liberarsi dal rancore e gioire della gratitudine

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L’antidoto più efficace in assoluto per liberarsi dal rancore e far sì che le circostanze comincino ad allinearsi e ti portino a percorrere la strada che la tua anima deve percorrere, è la gratitudine.

Imparare la gratitudine e smettere di provare rancore: vediamo insieme come fare.

Liberarsi dal rancore che si manifesta nel “corpo fisico”

Immagina questa scena.

All’improvviso ti guardi intorno e realizzi di trovarti in una landa buia, semi deserta, piena di fango, pozze d’acqua putrida, cespugli spogli e sporchi.

Vedi solo ombre, in quel poco di chiarore cianotico che riesci a scorgere.

Figure lontane che si dimenano, si lamentano, per la fame e la sete, per il dolore fisico e psicologico che provano.

Sembra un inferno, ma per fortuna è più simile a un purgatorio: una fase intermedia, un passaggio da uno stato mentale a un altro.

Sei stato scaraventato in questo paesaggio purgatoriale per un’unica e sola causa: quella di provare un profondo rancore per qualcuno.

E il tuo “corpo emotivo” condivide questo stato con quelle figure, laggiù.

Questo è lo stato in cui, sul piano emotivo, vivi quando sei in uno stato rancoroso.

Anche se il rancore non lo manifesti ma lo porti dentro, profondamente, senza farlo emergere visibilmente agli altri.

Forse c’è qualcuno che ti ha fatto del male in passato; e magari penserai che odiare quel qualcuno lo danneggi; e su qualche livello è anche vero, in minima parte.

Questo potrebbe darti l’illusione che giustizia sia fatta, o almeno darti una magra consolazione.

Ma non è così, è appunto un’illusione.

La persona che viene maggiormente danneggiata da questo logorante stato emotivo, sei tu.

Ma non te ne accorgi.

Smettere di provare rancore libera il tuo “corpo emotivo”

Mentre il tuo corpo fisico si trova in questa dimensione spaziale e si muove nella tua casa, nelle strade, sul lavoro, negli uffici della tua città, il tuo corpo emotivo si trova in una dimensione astrale pesante e tremenda, perché hai permesso alla tua mente di crogiolarsi nel rancore, nella melma emotiva di questa emozione inferiore.

Questo stato ti mantiene in una specie di lungo purgatorio, quella metaforica landa che ti toglie energia, ti spegne lentamente e di cui non ti avvedi nemmeno.

Tutto il tuo vissuto sembra aver contribuito a farti scivolare in questo stato.

Sembra.

Perché la causa non è il tuo vissuto: è più che altro il modo in cui tu hai deciso di reagire agli eventi accaduti.

Le ingiustizie, le dure prove che la vita ti ha fatto subire; i tradimenti degli amanti, i tradimenti degli amici.

Avercela messa tutta e non esser riuscito, non esser riuscita a farcela. Per colpa di qualcuno più fortunato, più avvantaggiato, qualcuno che ha rubato il posto che ti spettava, qualcuno che è stato arrogante, strafottente, disonesto.

Nel film Nosso Lar, la storia di un medico passato a miglior vita a causa di una malattia mortale, c’è una scena che spiega molto bene questo concetto.

Lo spirito del protagonista, subito dopo la sua dipartita, vive una fase di sofferenza in una dimensione astrale bassa e pesante, proprio come quella descritta sopra.

Una volta uscito da lì, chiede ai fratelli spirituali che lo hanno accolto e soccorso, portandolo in una dimensione spirituale superiore, spiegazioni per la grande sofferenza subita in quella terribile dimensione astrale, subito dopo essere deceduto.

I fratelli gli dicono che si è trovato lì a causa del suo suicidio.

Indignato, il medico risponde che non si è mai suicidato, nega rabbiosamente, non avrebbe mai potuto fare un’azione del genere, dice.

I fratelli gli rispondono: Quello che ti sei portato dentro per tutta la vita ha causato il tuo suicidio, letteralmente. Il corpo spirituale registra uno storico di tutte le azioni praticate nel mondo materiale”

“Allora il mio dovrebbe mostrare la malattia che mi ha tolto la vita!”

“La tua malattia è il risultato di una legge superiore”. 

“Quale legge?”

“Azione e reazione. Lo stato mentale è determinante per la storia dell’essere umano”.

“Non so di cosa voi stiate parlando!”

“Avresti potuto immaginare che la rabbia, l’odio, l’invidia, l’egoismo e l’intolleranza facessero parte della diagnosi?

E per di più, gli organi del corpo somatico hanno riserve incalcolabili, ma non possono sopportare anno dopo anno il maltrattamento, il tuo apparato gastro-intestinale era completamente distrutto da ogni tipo di eccessi.

La cosa si spiega da sola.

Un atto compiuto durante lunghi e lunghi anni, e il risultato è uno solo: suicidio inconsapevole.

Ecco una spiegazione per questa grande sofferenza. Centinaia e centinaia di creature lasciano la vita sulla terra per lo stesso motivo, tutti i giorni. È una vera catastrofe silenziosa”.

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Liberarsi dal rancore e imparare la gratitudine

Per fortuna, c’è una via d’uscita efficace e persino miracolosa: la gratitudine.

Non sottovalutare quello che stai per leggere, ti prego.

Se il rancore ti fa stare nelle basse vibrazioni, attraendo emozioni e circostanze allineate a quella frequenza, invece la gratitudine è, allo stesso tempo:

  • un’emozione superiore;
  • l’antidoto al rancore;
  • lo stato che ti porta nella “super mente”, uno stato di coscienza elevato.

Per smettere di provare rancore e imparare la gratitudine è necessario ridimensionare la propria visione.

Il rancore va trasformato gradualmente in gratitudine, cercando il significato evolutivo dietro agli eventi “nefasti”, o apparentemente tali. 

Facile a dirsi, ma come?

Possiamo ricordare l’esempio di alcuni grandi Maestri, possiamo ricordare come Buddha abbia insegnato che “l’odio non cessa mai con l’odio, cessa con l’amore”.

Possiamo ricordare come il Maestro Cristiano seguisse la stessa linea di pensiero quando diceva: “Non lasciatevi vincere dal male, ma vincete il male col bene”.

Perdonate le ingiurie, rendete amore per odio, vincete il male col bene. In questo modo non vi sentirete più irritati per i torti che vi saranno fatti.

Ecco l’antidoto più efficace in assoluto.

Attenzione però, non sto dicendo di non arrabbiarsi mai più.

Potrà sempre rimanere una forma più elevata di collera: vedete fare torto a un debole e vi adirate contro l’offensore; vedete maltrattare un animale e vi opponete alla persona che si mostra crudele; vedete un povero oppresso e vi adirate contro l’oppressore.

Questa è una collera impersonale, assai più nobile del rancore, ed è necessaria nell’evoluzione umana.

È cosa assai migliore adirarsi contro chi commette un torto, che passare con indifferenza perché non si ha compassione per le sofferenze che vengono inflitte. 

Pensaci un momento: chi si lamenta, ha tempo per sorridere? No, sono due cose incompatibili, l’una esclude l’altra.

E questo è un vantaggio, perché è vero anche l’opposto. Per fortuna.

Nel momento in cui tu vivi la tua vita nella gratitudine e nell’apertura, non la vivi nel rancore: le due cose non hanno spazio per essere contenute contemporaneamente in te.

La scelta è tua.

Ne va della qualità della tua vita.

Imparare la gratitudine e allenarsi a essere grati

La gratitudine ti porta nella “super mente”, chiamata anche “super coscienza”; ti avvicina praticamente alla beatitudine.

Inoltre aumenta la tua intelligenza e sviluppa la tua attrazione per gli eventi favorevoli.

Ti fa uscire istantaneamente dalla metaforica “landa desolata” e sofferente, e ti slancia verso il cielo dei piani superiori.

Quando riesci a essere profondamente, nel tuo cuore, in uno stato di gratitudine, avviene una sorta di magia nella tua vita.

Le circostanze cominciano ad allinearsi, in modo sincronico, alla strada che la tua anima deve percorrere, per il suo miglior beneficio.

È come vivere nello stato del mago, nella supercoscienza.

Quello che proietti all’esterno con la tua energia, la vita in qualche modo te lo rimanda, moltiplicato.

Ridimensiona il tuo punto vista: vai a scovare ed eradicare ogni piccola minuscola causa di rancore nel tuo cuore, e guarda tutto con nuovi occhi.

Allenati ad essere grato, essere grata, per ogni elemento che fa parte della tua esistenza.

Da quelli più semplici e banali, apparentemente, come le gambe che ti fanno stare in piedi in questo momento. Credi sia scontato? Non lo è. Prova a chiederlo a chi non le ha o non può usarle.

Per ogni condizione, che sia fisica, emotiva o mentale, ci sono persone che scelgono di vivere la situazione in una maniera positiva oppure in un’altra, opposta.

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La gratitudine: uno schiaffo d’amore

Si può essere grati per una relazione finita male? Certo.

Ce lo ricorda perfino Fabrizio De André in un verso delle sue canzoni: “Io mi dico è stato meglio lasciarci, che non esserci mai incontrati”.

Non avrei scelto di non incontrarti e non conoscerti, perché l’amore e i doni superano di gran lunga il dolore!

Si può essere grati per una perdita dolorosa?

Saper provare gratitudine anche nei momenti più duri è una capacità molto preziosa.

Diversi anni fa il Prof. Cesare Boni, tanatologo e docente alla Scuola di Specializzazione in “Psicologia del Ciclo della Vita” e insegnante all’Università Statale Federico II di Napoli, in una sua conferenza citò un episodio emblematico.

Raccontò di un giorno triste, in cui si celebrava il funerale di un giovane, scomparso in un brutto incidente.

Dopo la celebrazione gli astanti si trovarono davanti una visione inaspettata: il padre del ragazzo trapassato, invece di disperarsi, danzava e gioiva accompagnato da una dolce musica.

Qualcuno non resistette e gli chiese il motivo del suo comportamento.

La risposta fu… uno schiaffo d’amore.

“Danzo e gioisco dalla gratitudine che provo, per la fortuna di aver avuto mio figlio; per il fatto che mi abbia donato la felicità di essere il suo papà, per 20 anni della sua preziosa vita, e sia rimasto con me, onorandomi, a darmi gioia e amore per 20 interi anni”.

L’amore e i doni ricevuti dall’aver avuto suo figlio, anche se per un tempo limitato, superano secondo le sue parole (e il suo stato emotivo, visibilmente), di gran lunga il dolore.

Questo è Amore, è Gratitudine, è Vita.

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