Voglio iniziare questo articolo condividendo una citazione che trovo essenziale per comprendere come imparare dal fallimento e rialzarsi più forti dopo le sconfitte:
“Nella mia vita ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. 26 volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante volte. Ed è per questo che, alla fine, ho vinto tutto.” – Michael Jordan
Devo confessare che la prima volta che ho letto questa frase di Michael Jordan mi è scesa una lacrima. Succede ancora oggi quando la leggo con la dovuta attenzione.
Questa frase, ho voluto appenderla nella porta della stanza dei miei ragazzi, adolescenti, perché credo sia davvero in grado di incarnare, con grande efficacia, il rapporto di profonda connessione che c’è tra successo e fallimento.
Cosa significa imparare dal fallimento?
Ho scelto di appenderla nella loro porta perché quando erano più piccoli erano soliti, comprensibilmente, tornare a casa tristi da una sconfitta in campo (sono entrambi portieri di calcio) e felici da una vittoria, senza avere ancora ben capito che imparare dal fallimento è un passo essenziale per ottenere la vittoria.
“Non si può sempre vincere”, gli diceva la nonna la domenica mentre cercava di fargli passare il musetto che continuavano a mostrare nonostante il buon piatto di tagliatelle che avevano davanti.
Sono convinta che non comprendessero affatto il senso di quelle parole. Poi al più piccolo successe una cosa molto particolare.
Nel loro girone iniziarono a incontrare squadre nettamente meno preparate e agguerrite della loro e iniziarono a vincere per molte settimane consecutive, a volte quasi senza subire neppure un tiro in porta degno di questo nome.
Iniziarono, incredibilmente, ad annoiarsi, a demotivarsi, quasi.
A volte si può imparare dal fallimento, ma si impara anche dalle troppe vittorie, che il bello, alla fine, non è tanto portare a casa una (a volte “noiosa”) coppa ma è mettersi in gioco, impegnarsi in qualcosa in cui si crede, superare i propri limiti. Ecco perché, a volte, chi vince sbuffa e chi arriva magari secondo, terzo o anche sesto, esplode di gioia.
La frase di Michael Jordan mi impressiona sempre perché leggendola mi passano alla mente tutti i momenti più bui e più duri della mia vita, i momenti in cui proprio non riuscivo ad accettare la sconfitta e sentivo quelle che ritenevo esperienze dolorose e sconfitte bruciarmi talmente tanto da farmi pensare che i miei sogni fossero irrimediabilmente rotti, distrutti, spezzati e ormai impossibili da realizzare.
Potremmo fare tantissimi di esempi di persone che, attraverso plurime sconfitte e fallimenti hanno appreso poi la strada giusta per arrivare al successo sperato, del resto è proprio questo il succo del detto “Sbagliando s’impara”.
Ma dobbiamo essere onesti, ci sono anche persone che davanti alle cose che sembravano essersi messe in modo troppo diverso dalle loro aspettative non hanno retto, si sono lasciati andare alla depressione, alla tossicodipendenza oppure si sono addirittura tolti la vita. Anche saper accettare la sconfitta, dopotutto, è un’abilità molto utile.
L’ingrediente magico per la vittoria e per il successo, allora, possiamo dedurre che non sia per forza il fallimento ma al limite cosa si fa di esso, bisogna coltivare la capacità di imparare dal fallimento.
Tranne in rari casi, personalmente, ho cercato (o meglio forse è accaduto in modo quasi fisiologico) di eliminare dal mio vocabolario la parola “fallimento”.
Se, come ci insegna la psicologia cognitivo-comportamentale (e non solo, ovviamente) gli eventi che accadono non sono né belli né brutti ma semplicemente neutri, la responsabilità di attribuirgli un significato positivo o negativo sta sempre a noi.
Mettendo le cose in questa prospettiva ti apri a un nuovo mondo di possibilità, dove ogni caduta è una lezione. Ogni sconfitta è solo un’occasione per imparare dal fallimento, per poi rialzarsi più forti e preparati.
Non esagero dicendo che sei tu plasmare il tuo futuro, e una sconfitta può essere un motore molto potente per la tua evoluzione, se solo sai affrontarla con della sana fiducia in te stesso.
Chi può garantire a una ballerina che ha subìto un gravissimo infortunio che le impedirà di tornare in pista che quello non sia l’evento più fortunato della sua vita?
Magari si scoprirà una talentuosa cantante o un’attrice da premio Oscar.
Quanti di noi hanno pianto fino a finire le lacrime per il “fallimento” di una relazione amorosa per poi ringraziare l’ex partner per avere lasciato spazio a una rinnovata libertà o a una nuova relazione ancora più appagante?

Mantenere la fiducia in te stesso e nelle possibilità della vita
Personalmente, quello che ha salvato me, e immagino tantissime altre persone, dal darsi per vinti di fronte a quello che apparentemente sembrava un sogno spezzato è stata la fiducia.
La fiducia in me stessa, ma, soprattutto, una fiducia immensa nelle infinite possibilità dell’universo, un qualcosa che mi pulsava dentro e che mi diceva “La tua felicità è ancora possibile, magari non succederà come te lo aspettavi ma potrebbe essere ancora più bello”.
Una delle cose che ho dovuto imparare dal fallimento, infatti, è che anche attraverso lezioni estremamente dure, a volte l’unico modo per non soccombere è tornare a fidarsi e ad affidarsi a qualcosa di più grande di noi, che non per forza deve coincidere con un Dio o un concetto religioso.
La nostra mente obiettivamente ha i suoi limiti, non può vedere tutto in ogni luogo e non può sapere cosa accadrà in futuro, quindi continuare a nutrire una sana fiducia in te stesso nonostante una brutta caduta potrebbe essere difficile.
La mente si “fissa” su certi obiettivi che crede ci faranno essere felici come ad esempio sposarci, avere una certa promozione o riscuotere successo nel nostro ambito professionale.
Ma se non dovesse succedere proprio nulla di ciò che desideravamo così ardentemente e fossimo ugualmente felici?
Non sarebbe comunque un grande successo al di là dell’ego e della mente che tendono invece a cristallizzarsi su ciò che è “buono” o “non buono” che accada?
Ecco che emerge quello che a mio parere, dopo la grande fiducia in te stesso e nelle infinite possibilità della vita, è un altro ingrediente fondamentale per raggiungere il “successo” (qualsiasi cosa intendiamo con esso): l’accettazione di ciò che è (che non c’entra nulla con la rassegnazione che è invece sfiducia nel futuro).
Penso che, di fronte alle cose che non stanno andando come vorremmo, dovremmo imparare a smettere di arrabbiarci o disperarci come un bambino al quale è caduto il gelato appena comperato.
Magari la prima reazione non sarà subito “zen” ma dovremmo imparare ad accettare la realtà per quella che è senza cercare colpevoli e senza per forza disperarci: se ciò che accade è quello che ho contribuito a creare allora non sono una vittima di un fato crudele, sono semplicemente arrivate, attraverso degli accadimenti per me “sgradevoli”, informazioni sul fatto che qualcosa dentro me può essere cambiato affinché io ottenga risultati diversi.
Osservando, senza giudicare, ciò che sta capitando, potrò imparare dal fallimento, e così porre in essere un cambiamento o semplicemente delle azioni correttive.
Nulla è perduto se inizi a guardare il mondo con fiducia e curiosità senza affannarti a ottenere quel qualcosa a tutti i costi.
L’entusiasmo è importante ma non dovrebbe esserci nulla al tuo esterno di indispensabile per la tua felicità, altrimenti ne sarai sempre schiavo.
Quindi, caro lettore di “Heisenberg”, ti lascio con questo augurio:
Vivi i tuoi obiettivi con leggerezza, flessibilità e fiducia in te stesso. A volte qualcosa di grande si realizza dopo che tutto quello che c’era è crollato, dopo un fallimento, una sconfitta o una perdita che lascia spazio al nuovo.
Resta fiducioso quando “perdi”, sarà anche grazie a questo che, alla fine “vincerai tutto”.